Che differenza c’è tra Psicologo e Psicoterapeuta?

Che differenza c’è tra Psicologo e Psicoterapeuta?

Nuova Psicologia

Chi è lo Psicologo? Che differenza c’è tra Psicologo e Psicoterapeuta?

Un individuo con il titolo di Psicologo Psicoterapeuta, è prima di tutto uno  Psicologo, che ha deciso  di fare il percorso per diventare Psicoterapeuta. Quando si parla di Psicoterapeuta si sottintende che l’individuo è anche necessariamente Psicologo (iscritto all’Albo degli Psicologi). Lo Psicologo è un individuo che ha fatto 3+2 anni di Università e che ha superato l’Esame di Stato (cat. A).  Solo così può essere iscritto all’Ordine degli Psicologi  di una Regionale. L’aspirante Psicoterapeuta per potersi iscrivere alla Scuola di Specializzazione deve avere superato l’Esame di Stato, dev’essere uno Psicologo o un Medico.

Chi è lo psicoterapeuta? Cosa può fare per aiurtarti? E quando richiedere la sua professionalià al tuo servizio?

Lo Psicoterapeuta puo svolgere tutte le attività consentite allo Psicologo (Counselling, Consulenza Psicologia, Psicodiagnosi, Formazione, Consulenza Tecnica di Parte. Per individui, coppie, famiglia, gruppi, aziende e scuole) e inoltre può svolgere l’attività specifica della Psicoterapia (attività specifica di cura di un disagio e raggiungimento di uno scopo di benessere, guargione, equlibirio funzionale).

Come si fa a diventare Psicoterapeuta?

Laurea di 5 anni all’ Università: laurea triennale + laurea specialistica di due anni. Ha superato l’Esame di Stato (categoria A). E’ iscritto all’Ordine degli Psicologi regionale, cioè appartiene ad un Albo professionale con leggi e codici etici  da rispettare. Ha conseguito il diploma di Specializzazione, con  4 anni di Scuola di Specializzazione,  superamento di esami e tesi; ha svolto migliaia di ore di tirocinio in struttura pubblica (Ospedale , ASL, ecc) certificate. Ha fatto un’analisi personale  (psicoterapia svolta su se stesso con un docente o uno psicoterapeuta già formato) e ha svolto decine di supervisioni su casi clinici, in modo da verificare sempre le proprie metologie applicate ai pazienti con figure autorevoli e con molti di anni di anzianità ed esperienza nel settore specifico. Tutte queste attività si supevisione e di terpia individuale devono essere certificate e svolte in un numero di ore quantificato e ben preciso, tanto quanto quelle formative.
Lo Psicoterapeuta è autorizzato ha svolgere  attvitià di Psicoterapia in strutture pubbliche e private. Riconoscimento della  professionalità  di uno psicoterapeuta a livello tecnico, clinico, terapeutico, legale.
Lo Psicologo è autorizzato a svolgere attività di Counselling  e Attività di Consulenza Psicologica Clinica individuale, di coppia, famigliare e di gruppo, attività di riabilitazione psichica. Utilizzare Test Psicodiagnostici (acquistarli, sottoporli agli utenti, fare lo scorning e l’interpretazione) per  fornire una diagnosi di personalità individuale, del nucleo famigliare, del gruppo di lavoro. I test e la psicodiagnosi è una attività tipica di Psicologi e Psicoterapeuti e gli ambiti di applicazione sono:
Test psicodignostici in contesto Legale: quando è richiesta una consulenza tecnica da parte di un magistrato o di un avvocato per analizzare lo stato psicologico delle persone coinvolte in un processo, per esempio.

Test psicodignostici in contesto Medico: quando con i Test psicodiagnostici si deve accertare la presenza di stress, depressione, ansia o disturbi della personalità

Test psicodiagnostici in contesto Scolastico: quando con i test psicodiagnostici si deve accertare la presenza di un disturbo specifico di apprendimento, fornire linee guida per l’orientamento scolastico, o si deve accertare la presenza di fenomeni di bullismo a scuola

Test psicodiagnositci in contensto Lavorativo: Test per l’ analisi del clima nel gruppo di lavoro, Test per analizzare le competenze professionali e l’aderenza tra competenza e ruolo professionale, test per accertare la presenza di mobbing nelle interazioni sociali in ambito lavorativo. Tutte queste  sono competenza  dello Psicoterapeuta tanto quanto dello Psicologo.

NB: con tre anni di studi all’’ Università e il conseguimento della  laurea triennale in Psicologia ( se si ferma qui), l’individuo può fare l’esame di stato (classe B) e diventare  “Dottore Esperto in Tecniche Psicologiche”, ma non “Psicologo”.

Che differenza c’è tra la specializzazione di un medico e di uno psicoterapeuta?

La differenza tra un medico e uno psicoterapeuta  è che nell’ambito medico, la specializzazione  riguarda una  patologia:  infatti abbiamo il medico internista, il cadiologo, l’urologo, il medico specilizzato in pediatria, ecc.. Cioò che caratterizza un medico e lo differenzia da un altro è la sua specializzazione verso alcuni organi del corpo, rispetto ad altri.  Mentre nell’ambito della Psicologia, invece,  la specializzazione in Psicorapica riguarda il Metodo e l’Orientamento mentale che viene utilizzato  nell’affrontare i distrubi psicologici  o mentali.  L’uomo è visto nella sua interezza  e non è prevista una specilizzazione professionale su un disturbo piuttosto che su un altro. Vero è che è sempre possibile svolgere degli approfondimenti su una paologia o su un problema. Ma la differenziazione si realizza sul “campo”, cioè attraverso le esprienze cliniche dello Psicoterapeuta. Non esite ad oggi una spcilizzazione a priori sulla paologia psicologica, esisono spcilizzazioni sul metodo e approfondimenti formativi sulle patolgie spcifiche, che non ne fanno però un percorso di specilizzazione.

 

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Defusing, de briefing per gestire l’emergenza psicologica

Defusing, de briefing per gestire l’emergenza psicologica

Nuova Psicologia

Defusing e Debrifing sono nuove tecniche psicologiche per gestire forti stress emotivi, emergenze psicologiche, eventi traumatici. Queste tecniche rapide si basano sui consapevolezza e respirazione.

La Psicologia dell’emergenza per la gestione rapida della Crisi

Non esiste una definizione comunemente accettata del termine crisi. Secondo Pearson e Clair 1998  essa è un evento di  forte impatto, un evento critico riferito sia  episodi catastrofici, sia  situazioni traumatiche in grado di creare effetti  simili. Le origini storiche  della ricerca alla gestione delle emergenze  sono da ricercare negli studi della prima guerra modiale che hanno preso in considerazioni le sindromi  post-traumatiche da stress. In Italia 1999 fondata la SIPEM-Onlus (società italiana  psicologia emergenza). Centrale  in qusto ambito è il concetto di crisis management: studio e implementazione di strategie di gestione di situazioni critiche. Molti studi sul crisis management sono dedicati all’ analisi di eventi catastrofici naturali e provocati dall’uomo  e alle strategie che servono a  fare riassorbire rapidamente potenziali danni e creare condizioni per cui la comunità possa trarre utili insegnamenti dell’accaduto. L’elemento che accomuna le situazioni di emergenza 

1)  l’esperienza di una forte emozione, che oltre che aavere evidenti ripercussioni  negative sull’equilibrio. L’emozione  può agire ecome motivnte  per sviluppare comportamente adattivi che favoriscono la sopravvivenza (Damasio, 1999).

2) Imprevedibilità, cioè il fatto che le persone coinvolte sono  impreparate ad affrontare  l’impatto emotivo provocato dall’evento.

L’intervento psicologico in contesti di emergenza si pone l’obiettivo  di riportare ad una condizione di normalità persone che abbiano vissuto condizioni traumatiche.

Questa disciplina usa tecniche provenienti da diversi settori:  psicologia del lavoro, generale, comunicazione, clinica. Nella gestione delle emergenze  un aspetto riguarda le conseguenze che eventi traumatici possono avere non solo sulle vittime dirette, ma anche su coloro che svolgono professioni a rischio, i soccorritori che sono coinvolti nella situazione di emergenza.

Funzioni della psicologia dell’emergenza:

  • collaborare con gli organi pubblici e privati nell’attivazione degli interventi
  • promuovere identità e sicurezza collettiva
  • facilitare la riparazione del tessuto sociale lacerato

destinatari: sia i singoli che la comunità

Tecniche di intervento per la gestione post-emergenza:

Defusing . Disinnescare e consiste in una discussione di gruppo, effettuata nelle prime  ore successive all’evento critico. Il defusing  può essere considerato  un primo soccorso emotivo delle vittime, dirette e inderette. La finalità è condividere l’esperienza  vissuta, ridurre il senso di isolamento che i singoli possono percepire  dopo il trauma. MItchell e Everly(1996)  consigliano  una discussione di 20 min- 1 h , guidata da due conduttori, nel rispetto delle 3 fasi:

  1. fase introduttivaà presentazione dei conduttori e finalità incontro
  2. fase operativa à viene chiesto ai membri del gruppo di descrivere l’accaduto
  3. fase informativa à spiegazione da parte dei conduttori di indicazioni per ridurre lo stress e fronteggiare il disagio.

 

De briefing (critical Incident stress debrifing)

De briefing (Critical Incident Stress Debriefing).  E’ considerate un efficace processo psicologico  che limita il possibile aggravarsi e croniciczzarzi  le reazzioni sviluppate in seguito all’evento traumatico. 

Metodologia che significa “parlare e raccontare ciò che è successo. Ha origine negli interventi psichiatrici durante la sec. Guerra mondiale (Marshall, 1944). Tecnica che serve  a ridurre lo stress nel personale di soccorso e prevenire i disturbi psicologici.

Esistono  diversi  tipi di de briefing:

  1.   individuale (condotto da un solo debriefer)
  2.  di gruppo (condottoda un’equipe e 2-3 debriefers

Durante la fase razionale-cognitiva i  partecipanti sono guidati alla ricostruzione  dell’evento.

Durante la fase emotiva viene chiesto di descrivere ed esteriorizzare le emozioni. Facilitando l’acquisizione di consapevolezza sia dei fatti  sia ai pensieri.

Bibliografia:

TROIANO, A. L. M., & Lo Iacono, A. (2002). Psicologia dell’emergenza.

Pagliaro, L., Craxí, A., Cammaá, C., Tiné, F., Di Marco, V., Iacono, O. L., & Almasio, P. (1994). Interferon‐α for chronic hepatitis C: An analysis of pretreatment clinical predictors of response. Hepatology, 19(4), 820-828.

Di Marco, V., Iacono, O. L., Cammà, C., Vaccaro, A., Giunta, M., Martorana, G., … & Craxì, A. (1999). The long‐term course of chronic hepatitis B. Hepatology, 30(1), 257-264.

Fulcheri, M., Iacono, A. L., & Novara, F. (2008). Benessere psicologico e mondo del lavoro. Centro Scientifico Editore.

Cervello Emotivo di Ekman

Cervello Emotivo di Ekman

Nuova Psicologia

Il Cervello viscerale ordina il comportamento affettivo dell’animale in certi impulsi elementari, quali il procurarsi e l'assimilare il cibo,  il fuggire ecc.

Cervello viscerale

Il dr. Papez nel 1952 chiamò il cervello viscerale “sistema limbico” e oltre alle aree del circuito di Papez aggiunse l’amigdala, il setto e la corteccia prefrontale.  NEOCORTECCIA: associata alle funzioni dell’intelletto.

EMOZIONI  E  SVILUPPO EKMAN 1975/78  

lo psicologo canadese Paul Ekman ha confermato che una caratteristica importante delle emozioni fondamentali è data dal fatto che vengono espresse universalmente, cioè da tutti in qualsiasi luogo, tempo e cultura attraverso modalità simili.   Ekman, ha analizzato come le espressioni facciali corrispondenti ad ogni singola emozione interessino gli stessi tipi di muscoli facciali e allo stesso modo, indipendentemente da fattori quali latitudine, cultura e etnia.  L’autore che ha svolto numerose ricerche sull’espressione facciale delle emozioni  (Facial Action Coding System) ha riscontrato, alla fine degli anni 70, che l’atteggiamento facciale prolungato ha un ruolo di induzione  dell’emozione.   Ulteriori  studi in ambito evolutivo sono quelli di Ekman e Friesen. I due autori hanno realizzato il F.A.C.S. (Facial, Action, Coding, System).  

Teoria cognitiva di Schachter e Singer (1962).

Nelle ricerche di Schacter e Singer (1962)  l’emozione sorge in quanto funzione cognitiva  rapportata alla valutazione degli stimoli ambientali modificazioni fisiologiche.  Secondo i due autori l’emozione è risultante dell’interazione di due componenti:

Fisiologica ( aurosal)

Psicologica (percezione dello stato di attivazione e sua attribuzione causale a uno stimolo)

L’aurosal secondo i due autori – può essere considerato fonte di feedback cognitivo.

Schachter e Singer sostengono che l’eccitazione dipende da come interpretiamo ed etichettiamo il nostro eccitamento. In un esperimento classico, Schachter e Jerome Singer (1962) sottoposero a verifica la teoria dei due   fattori. I risultati dell’esperimento hanno confermato  ruolo centrale  dei fattori cognitivi, le interpretazioni del soggetto nel determinare gli stati emozionali.

Bibliografia:

Bandura, A. (1977). Self-efficacy: toward a unifying theory of behavioral change. Psychological review, 84(2), 191.

Papez, J. W. (1952). Form of living organisms in psychotic patients. The Journal of nervous and mental disease, 116(5), 375-391.

Schachter, S., & Singer, J. (1962). Cognitive, social, and physiological determinants of emotional state. Psychological review, 69(5), 379.

Nisbett, R. E., & Wilson, T. D. (1977). Telling more than we can know: Verbal reports on mental processes. Psychological review, 84(3), 231.

LeDoux, J. (1998). The emotional brain: The mysterious underpinnings of emotional life. Simon and Schuster.

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